generazioni di studenti

Sette anni fa abbiamo iniziato a scrivere su questo blog aspettandoci che esso diventasse una piccola piazza in cui incontrarsi con i nostri studenti, una grande opportunità per scambiarsi domande, curiosità, risposte, per allargare lo sguardo o semplicemente per chiarire dubbi e difficoltà. Ci siamo sentite sempre deluse perché i ragazzi hanno sempre fatto una grande fatica a comunicare. Dicevamo: vengono, leggono, prendono e se ne vanno. Ma si vedeva che leggevano: il giorno dopo venivamo con gli esercizi svolti, con gli schemi proposti, commentavano un discorso letto qui.
Ho chiuso ieri tre blog che avevo cercato di iniziare nelle classi negli anni precedenti e in settimana chiuderò quello che ho iniziato quest’anno: pensavo che questo blog, con la sua storia, le varie prof, i compiti degli anni precedenti… li intimidisse. Sbagliato. Il giorno in cui parlavo del blog alla classe avevo così poche visite da poterle contare sulle dita di una mano. E dico visite: non intendo partecipazione, apprezzamenti o cose del genere. Semplici e fugaci visite.
Mentre le case editrici aprono piattaforme per pc (assai fallaci e complicate in verità) in cui gli studenti dovrebbero svolgere gli esercizi e comunicare con i loro insegnanti, gli studenti non ci sono più.
Davanti al pc, intendo. Sette anni fa gli studenti vivevano davanti al pc, quasi soffocati dalla marea di informazioni che avevano davanti, dalla possibilità di fare i compiti insieme a distanza e di poter essere interrotti dal fidanzato americano, e subito dopo vedere l’ultimo video del cantante preferito o il film che si erano persi l’anno scorso. Sette anni fa: più di una generazioni di studenti è passata. I nuovi studenti sono attaccati al proprio cellulare. Non leggono, non guardano, non scrivono. Sbirciano, reagiscano, ripropongono contenuti altrui, mettono in vetrina i loro panni migliori.
Il computer, i miei studenti di prima, non lo accendono mai. Qualcuno ha una casella di posta di cui non si ricorda la pssw usata qualche tempo fa per fare chissà che cosa.
E io, vecchia bacucca, che cerco di parlar con loro tramite il pc. Che ridere. Ieri mi hanno pregati far loro le fotocopie di una esercitazione che avevo messo a disposizione sul blog: sono giorni che chiedevo loro di scaricarla, devo confessare che ieri mi sono arresa ed ho fatto le fotocopie. Il primo giorno di scuola una ragazza sveglia e curiosa di seconda mi fa, atterrita: prof, non userà mica quel coso per darci le cose!?!? Mi sa che se voglio che usino il famoso programmino della famosa casa editrice dovrò farglielo usare da scuola.
E’ così, i ragazzi cambiano alla velocità della luce, non sono né migliori né peggiori di quelli di prima, solo molto diversi. Cambiano molto più dentro di quanto non cambino fuori: la moda cambia solo per finta, tornano le stesse scarpe di tanti anni fa, i capelli da lisci si fanno ricci e poi viceversa, il trucco va e il trucco viene, le gonne si accorciano e si allungano di continuo, l’ombelico si scopre e si ricopre. Dai cambiamenti, quelli veri, non si torna indietro. I nostri ragazzi non saranno mai più come quelli di sette anni fa, così come noi, studenti non saremmo mai più stati, con buona pace dei miei prof, gli studenti di prima del 68.
Adesso la sfida è scoprire dove sono questi nuovi studenti e scoprire qual è la strada per giungere a loro. Magari un gruppo su WhatsApp come hanno tutti dalle elementari ormai su cui mettere le foto dei compiti. Magari. Io per ora sono tornata a far leggere libri e far scrivere sui quaderni.

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Il linguaggio della matematica 2

Correggendo i compiti oggi pensavo a come è importante chiamare le cose con il loro nome. Se un monomio è chiamato monomio ed un’altra cosa molto simile apparentemente è chiamata polinomio un motivo ci sarà:  se io li confondo allora applico la regola che ho imparato per i monomi ai polinomi e vicieversa. Per forza.

Se penso che alla fine moltiplicazione e addizione siano più o meno la stessa cosa  probabilmente mi ritroverò, prima o poi,  a dire che che 2 per 3 fa 5.

Il segno meno davanti ai numeri? Una sottigliezza inutile.

Le parentesi? Cappottini per riparare dalle correnti che dopo un paio di passaggi si tolgono. Come se stessero arrivando i primi caldi.

I quadretti nei quaderni a quadretti? Una noia mortale: io scrivo su, giù e dove mi pare… poi i numeri andranno da soli al loro posto. E così un quarto diventa quattro e due alla terza ventitre.

Il quadrato di un monomio lo abbiamo spiegato in classe: profe, posso saltare il passagio? profe, devo proprio dire che proprietà applico? profe, io lo sapevo già fare dalle medie! Bene, benissimo: tutti bravi. E al compito fate il quadrato di una somma di due monomi simili come se fosse il quadrato di un monomio… embè?! si assomigliano molto però. Ma se il prodotto non è come una somma, se le proprietà dell’uno non sono necessariamente le proprietà dell’altro, se il monomio non è un polinomio probabilmente è perchè sono diversi, fanno cose diverse, dobbiamo trattarli in modo diverso.

Come se confondessimo un cane con un tavolo.  E soprappensiero portassimo il tavolo a fare i suoi bisognini a giro con un guinzaglio.

Le facce delle mie alunne

Le mie alunne hanno capelli lunghi e lisci con il ciuffo sulla fronte che sembra finto da quanto è perfetto. Le mie alunne a volte hanno gli occhi tristi sotto il ciuffo perfetto. Le mie alunne hanno sempre uno specchietto nel diario per controllare se l’eyeliner non si sia sciupacchiato un po’. Le mie alunne si levano le scarpe se la mattina piove e si sono bagnate i piedi, mi dicono che hanno le mestruazioni e mi mostrano bustine di antidolorifici che io non ho mai preso, entrano tardi a scuola perché sono fuori a fumare e non sanno che ore sono,  scrivono paginate di TI AMO invece di fare matematica, messaggiano sotto il banco pensando che io non le veda, vanno a ripetizione ma chiacchierano tutta l’ora, salutano dalla finestra i ragazzi della scuola vicina che giocano a calcio. Le mie alunne ridono così forte che se passi dal cortile le senti ridere dal secondo piano. Le mie alunne sono sempre ben vestite, truccate e curate ma se chiedi quanto fa due per tre… tirano ad indovinare e se spieghi le equazioni di I grado fratte ti dicono: ma prof… se facciamo adesso le cose così difficili… cosa faremo in terza e quarta e quinta?

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