In questo mare tra il dire e il fare…

Dieci giorni fa ho proposto a due mie classi di leggere un libro insieme: uno di matematica alla quarta e uno di fisica alla quinta. Sì, sì, tutto bene, certo prof, Amazon, sì si risparmia, certo prof, macché uno ogni due, ognuno compra il suo: più o meno la stessa tiritera in ogni classe. In una delle due mi hanno già portato i libri in classe e abbiamo già cominciato a leggerlo insieme, nell’altra l’ha comprato solo una e nessun altro mi sa che ha intenzione di comprarlo. Non c’è niente che mi fa imbestialire di più che sentirmi presa in giro. Vabbé non è la prima e non sarà l’ultima volta. Credo che finirà che ricomprerò io il libro alla poveretta che mi ha dato retta e chiudo lì.  Non mi va di obbligare gli studenti a fare cose che mi sembrano belle e che potremmo non fare. Non le facciamo punto e basta, peggio per loro. E pensare che sono stata a un passo da scrivere all’autore per informarlo che stavamo leggendo il suo libro in classe e chiedergli se aveva un attimo per passare da scuola nostra per presentare il libro, per rispondere alle domande dei ragazzi.

Visto che oggi piove a dirotto ed è già buio da ore e si sta bene davanti al pc con il rumore dei tasti e il ticchettio della tastiera e una tazza di tè al gelsomino vicino ma non troppo, parlerò qui della mia nuova scoperta. Dovete sapere che per me la dicitura fisica delle particelle dice poco o  niente: solo un ricordo di una gocciolina d’olio o di qualche altra cosa che Millikan sparò in non so dove, esperienza che la mia prof di fisica mi fece raccontare come vissuta ( e non mi riesce nemmeno dire le bugie!) all’esame di stato. Poco serio dirà qualcuno, per una prof di matematica e fisica. Tenete conto, però, che ho fatto matematica e mi trovo ad insegnare fisica dopo un bel po’ di anni. Tenete conto anche del fatto che non si può sapere tutto ed infine, che il vero saggio è chi dice di non sapere e così siamo a posto. Comunque, fatto sta che mi sono trovata su web a cercare il Cern per capirne di più e magari per portarci qualche classe (altro mare tra il dire e il fare…) Ecco che nel mio vagare mi sono imbattuta in un blog dal nome strano tenuto da un fisico delle particelle che scrive in modo ironico e leggero anche se, a mio modestissimo parere, in modo mai approssimativo o superficiale. In pochi secondi ho capito due cose: che fa origami e che ha scritto un libro. Amazon era per l’appunto sulla strada e comprare il libro è stato un attimo. E’ carino e divertente, chiaro e rigoroso, senza formule o grafici (potrebbe anche essere un difetto in altre circostanze). Ho pensato che era proprio adatto ai miei studenti: capire cos’è la fisica prima di tutto, quali sono i suoi processi e i suoi metodi, cosa sono (e cosa non sono) le leggi fisiche, e, soprattutto, sentire uno che sa cose difficili e che cerca di spiegarle  con esempi facili alla moglie, alla bimba, agli amici… e magari prendere spunto per quando si troveranno di fronte a frotte di bambini curiosi che chiedono sempre perché.

Ho cercato di trasmettere questo mio entusiasmo alla classe con evidente insuccesso. Non sono una trasmettitrice di entusiasmo. Non potrei mai essere un’imbonitrice di folle. Almeno un rischio evitato.

Mi limito quindi ad inserire il link al blog borborigmi di un fisico renitente (dove troverete adesso un post su Interstellar e in passato tanti post sulla fisica e non)  e alla pagina in cui Marco Delmastro stesso scrive del suo libro Particelle familiari Le avventure della fisica e del bosone di Higgs, con Pulce al seguito

Ecco qui Marco e il suo cane. Mi dispiace un po’  arrivare da lui solo adesso: avrei preferito incontrarlo prima, all’inizio della sua avventura su internet, nel 2006. Meglio tardi che mai.

 

raccontare-la-fisica-con-la-scusa-del-quotidiano-cf2012-review-35-728

 

Chiedo scusa…

… alla mia amica profepa se mi permetto di usare questo blog in maniera informale come un post it gigante, se ripubblico i suoi post nella speranza che le mie alunne li scoprano. Chiedo scusa anche a chi passa casualmente di qui perché, magari, si aspettava un serio e compunto blog di matematica e invece trova un post it. Chiedo scusa alla fisica e anche un po’ alla matematica che mi perdoneranno perché non so quello che dico.

Vengo al dunque: ho comprato un libro di Richard Feynman che tra le altre cose è nato lo stesso giorno in cui sono nata io solo qualche decennio prima. Ho letto solo la prima delle tre conferenze riportate sul libretto. E ho capito. Ho capito perché la fisica è così diversa dalla matematica, perché io amo la matematica e non amo la fisica, pur riconoscendo la bellezza di tale disciplina.

Io amo la matematica perché mi da certezze, verità che reggono al variare dei governi e dei millenni; perché si può sapere quando si ha ragione; perché se ho torto riesco ad esserne convinta un attimo dopo che qualcun altro se n’è accorto.  Non so se la matematica è così, certamente è come io la vedo, come l’ho sempre vista dai primi anni di scuola.

E ora guardate come Feynman spiega le leggi fisiche. Un altro mondo. Due minuti e sei in un altro universo. Dove io faccio fatica a stare.

Ma questo devo dirlo allo psicologo.

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