Noi che il cubo di Rubik lo abbiamo fatto senza i tutorial

Sì, proprio noi che negli anni settanta (o erano ottanta?) abbiamo perso tempo a far girellare i quadratini colorati fino a quando abbiamo imparato, chissà come, chissà perché, a farli girare in modo tale che il cubo si ricomponesse come nuovo. Noi che non avevamo google, tutoral su youtube e non sapevamo niente di procedure… io mi domando: ma come accidenti abbiamo fatto? Quello sì che era imparare dall’esperienza.
Io mi sono ricomprata il cubo si Rubik e ci ho giocherallato un po’ sperando (insulsamente) di riuscire a recuperare le mie vecchie competenze. Niente da fare: mi sono dovuta sciroppare tutta una serie di oscuri tutorial che mi parlavano di procedure impossibili da memorizzare senza darne un minimo la motivazione, nemmeno per quelle più semplici. E non ne venivo a capo, anche perché dopo due minuti ero già morta di noia.
Finalmente con i video del post precedente ci sono riuscita. Ma, vi confesso, se dovessi rifarlo dovrei di nuovo farmi aiutare in alcuni passaggi.
Dicono che il signor Rubik sia diventato ricco grazie a questo oggetto neanche troppo complicato, dicono che sia il giocattolo più venduto al mondo, dicono che ci siano 43.252.003.274.489.856.000 (profepa, verifica!) possibili facce diverse. Qualcuno dice anche che basta togliere gli adesivi colorati e riappiccicarli nel modo giusto ma questo non si ascolta neanche.
A me piace prendermi anche adesso il tempo di perdere tempo, sentendomi anche un po’ in colpa ma non fa niente. Mi piace vedere come si può muoverne una parte senza rimescolare l’altra e anche quando sembra rimescolata… voilà, il blù torna col blu e il rosso col rosso e ogni cosa al posto suo. Magari funzionasse così anche nella vita.

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