Questioni di metodo

Gli studenti vengono a scuola per imparare (devo scrivere sul serio?) Gli insegnanti vengono a scuola per insegnare (profe… che sta dicendo?) Dunque abbiamo uno scopo comune: niente più studenti che vengono a scuola per prendere in giro i professori o professori che dovrebbero, secondo voi, venire a scuola per sfogare un malcontento dovuto a esperienze familiari o, chissà, al governo, su dei poveri fanciulli sconosciuti e imbelli. (che vuol dire profe?) Se voi fate quello che vi dico, se seguite le mie indicazioni, se state attenti in classe, se volete davvero imparare e fate tutto ciò che a voi spetta, il vostro profitto a matematica deve essere almeno 6. Se non lo fosse, non sarebbe solo un problema vostro ma nostro. Se io preparo un compito che a me sembra facile per voi e voi non lo fate bene, c’è un problema. Quale problema? Non lo so, ma c’è qualcosa che non va: nel vostro stare in classe, nel mio non capire che non avete capito, nel vostro fare i compiti, nel mio pretendere troppo da voi, nel vostro studiare, nel mio non spiegare, nel vostro pensare alla matematica… che ne so. Quello che so è che un problema c’è. E bisogna eliminarlo.

Proviamo a dare alcune notazioni di metodo.

In classe

In classe la questione più importante è che tu mantenga il contatto con me. Un contatto visivo, intellettivo, affettivo. Dobbiamo guardare tutti alla stessa cosa, dobbiamo mettere lì la nostra curiosità, il nostro interesse, il nostro impegno. e se uno interviene è lui che ascoltiamo.

Tutto ciò che contribuisce a rafforzare questo contatto è “buono”. Tutto ciò che ostacola questo contatto è “cattivo”. parlare con un compagno è cattivo, scrivere sul diario è cattivo, guardarsi allo specchietto è cattivo, annotare sul quaderno le foglie del noce cadute è cattivo, fermarsi al bar invece di rientrare in classe è cattivo. Invece è buono fare domande, ascoltare quello che si dice, prendere appunti, fare osservazioni, dire una battuta intelligente che c’entra con quello che si sta facendo. Prendere appunti è un grosso aiuto che ci diamo per aiutare noi stessi a non distrarsi e per cominciare a fissare nella mente nuove parole, regole, definizioni. Prendendo appunti cominci già a studiare e ti fai un promemoria di quello che la professoressa ritiene importante che tu sappia. Come si impara a prendere appunti? Prendendoli. Semplicemente. Basta aver presente  il duplice scopo appena detto.

Compiti a casa

I compiti a casa non sono, prima di tutto, gli esercizi assegnati: il primo lavoro da fare a casa è riprendere gli appunti, studiarli, riscrivere definizioni e regole, formule e teoremi finché non si è capito, finché non si sanno riscrivere su un foglio bianco. Il libro vi aiuta nei punti poco chiari dei vostri appunti , ma gli appunti sono insostituibili. Fatevi un quaderno degli appunti: un quaderno in cui trascrive gli appunti, quelli importanti, regole, definizioni, termini specifici, proprietà, formule: tutto quello che vi interessa ricordare. Potete usare un mini quaderno o una rubrica o quello che più vi pare, ma dev’essere un lavoro vostro di rielaborazione.

Gli esercizi per casa devono essere scritti a penna (profe…non posso farlo… e se sbaglio?), pensando bene prima di scrivere, senza saltare passaggi, senza fare passaggi di troppo, senza ricorreggere quello che avete appena scritto: abituatevi, invece, a preoccuparvi di una cosa alla volta tenedno sempre presente il contesto in cui lavorate.

Il quaderno non è un libro stampato. Sul quaderno si deve lavorare, sbagliare, correggere, evidenziare: puoi mettere punti interrogativi, punti esclamativi, asterischi, usare penne colorate per evidenziare gli errori o i punti in cui non capisci cosa fare.

metti la data prima di metterti a fare i compiti e prima di prendere appunti: ti servirà per ritrovare quello che ti serve, per segnare le tappe del tuo lavoro.

I compiti in classe

Il compito in classe è il momento in cui si verifica se hai capito e sai orientarti nelle cose che hai imparato (o che dovresti avere imparato)

La prima cosa che il tuo insegnante vuole è che prenda un buon voto. L’ultima cosa che vuole è che tu copi il tuo compito. Quando un alunno copia un compito un professore si arrabbia perché il suo compagno di lavoro, il suo alleato, cerca di fregarlo. E si arrabbia per il tempo buttato , per le parole spese, per il suo lavoro reso inutile; ma si arrabbia soprattutto perché il suo alleato fregando lui frega soprattutto se stesso.

Non importa se il compito è lungo o corto, facile o difficile: quello che importa è che tu ti metta in gioco cercando di mostrare tutto quello che sai. o, a volte, tutto quello che non sai. Ma da qualche parte si deve pur cominciare per imparare.

Il compito si svolge a penna, subito in bella, con molta attenzione: se ci sarà tempo poi riguarderemo quello che non ci torna, quello che ci ha lasciato dei dubbi: eventualmente correggeremo cancellando con un frego e continuando da un’altra parte con un asterisco. quando ci riportano il compito cercherò di capire ogni segno rosso, ogni segnale di errore e riporterò sul quaderno errore e correzione: quell’errore non devo farlo più.

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7 Risposte to “Questioni di metodo”

  1. profegi Says:

    Onore e gloria profema!
    prego che i miei alunni di 3A leggano questo post e riflettano perchè non avrei saputo esprimere meglio ciò che hai palesato!!!!
    baci Profegi.

  2. profepa Says:

    Visto, letto e approvato! Brava profema!

  3. profema Says:

    Ma anche da voi va di moda tutto ‘sto lapis!!???

  4. profepa Says:

    Solo i più insicuri!
    Mi ricordo, però, che quando, molti anni fa’, facevo ripetizioni a ragazze dell’ultimo anno delle magistrali tutte usavano il lapis!

  5. maria velegara Says:

    Caro collega, mi piacerebbe dirti che condivido quello che hai scritto se solo tu lasciassi qualche spiraglio a farti conoscere: sito senza titolo, senza nomi, senza luoghi: più desolante di un centro commerciale sotto le feste.
    Se vuoi che i ragazzi ti seguano non basta che tu gli faccia la morale….

  6. profepa Says:

    Perchè non lo dici! Intanto hai detto che condividi…Che bisogno hai di conoscere oltre a ciò che viene trasmesso dai post(s)? Il blog ha un nome, le persono che partecipano hanno una loro configurazione ben precisa (profema, profepa, profegi, studenti, ad esempio) e quanto al rilievo di “non basta che tu gli faccia la morale” mi sembra ingiustificato. Se puoi argomentare mi aiuterebbe! Nel frattempo rifletto!

  7. profema Says:

    Cara profepa… mi permetto di completare la tua risposta (che condivido appieno) in attesa di ulteriori spiegazioni.
    La nostra scelta per l’anonimato era soprattutto per tutelare i nostri studenti (ovviamente minorenni nella quasi totalità) che, anche se non sembra, girellano abbastanza da queste parti usando il blog come e quanto vogliono, senza sentirsi obbligati a lasciare commenti o a usarlo per il loro lavoro scolastico. Mi sembra quasi superfluo dirti che loro sanno benissimo chi siamo. E sanno benissimo chi siamo anche tutti quelli che passano di qui e ce lo chiedono: non so se hai visto che siamo raggiungibilissime anche in privato.
    Insomma lo scopo del blog non era farci pubblicità o diventare divulgatori scientifici, ma solo aprire un canale privilegiato extrascolastico per dare la possibilità ai nostri studenti di trovarci se hanno voglia di farlo nel modo con cui hanno voglia di farlo. E siamo ben felici di parlare con chiunque passi di qui, anche se non è più studente o non sarà mai prof. Tutto qui.

    Non mi dilungo sulla questione della morale perché non ho proprio capito cosa c’entri con questo post, con questo blog, con il fatto dell’anonimato.


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