Il problema più importante per noi…

Il problema fondamentale della matematica scolastica è che non contempla problemi. Oh, conosco bene quelli che vengono spacciati per problemi durante l’ora di matematica, conosco quegli esercizi insipidi. “Questo è una tipologia di problemi, e questo è il modo per risolverlo. Sì, sarà inserito nella verifica. Per casa fare gli esercizi dispari dall’uno al trentacinque.” Che modo triste di imparare la matematica: gli studenti si riducono ad essere delle scimmie ammaestrate.

Ma un problema, un quesito autentico, lineare, genuino, umano, è tutta un’altra cosa. Quanto è lunga la diagonale di un cubo? I numeri primi non finiscono mai? L’infinito è un numero? In quanti modi posso ricoprire una superficie con piastrelle simmetriche? La storia della matematica è la storia dell’umanità che si scontra con quesiti come questi, non il vago rigurgito di formule e algoritmi (insieme ad esercizi artificiosi ideati per poter far uso di quelle formule e di quelli algoritmi).

Un buon problema è qualcosa che non si sa come risolvere. E’ questo che ne fa un valido enigma, e una valida opportunità. (…) Date ai vostri studenti un buon problema, lasciate che si sforzino di risolverlo, che si sentano frustrati. Osservate quello che riescono ad inventarsi. Aspettate finchè il loro desiderio di trovare un’idea non si fa insopportabile, e allora fornite loro qualche strumento. Ma non troppi.

da Contro l’ora di matematica

Un manifesto per la liberazione di professori e studenti

di Paul Lockhart

5 Risposte to “Il problema più importante per noi…”

  1. profepa Says:

    E’ vero che, nella migliore delle ipotesi, rischiamo di avere delle scimmie ammaestrate. L’ho sempre pensato assieme al fatto che non presentiamo loro problemi ma situazioni che riescono a risolvere per imitazione e soprattutto sempre guidati. Tuttavia sono in grande difficoltà a pensare ai problemi, nel senso dell’autore: quanti ne potrei trovare? Sono io ad avere il senso di frustrazione! 😦 Ho il terrore di dover aspettare per cinque anni che il loro desiderio di trovare un’idea non si faccia insopportabile.
    P.S. Una curiosità: anni di insegnamento di Paul Lockhart?

  2. profepa Says:

    Purtroppo non conosco l’inglese e quindi ho usato il traduttore di google: un’impresa!

  3. profema Says:

    Con un po’ di fantasia…

  4. profegi Says:

    Ho lo stesso problema di profepa…e a me invece viene proprio il desiderio, quasi insopportabile di sapere cosa ha scritto Devlin!!!!
    Baci belle!


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