piccolo sfogo grigio di una giornata grigia: sopravvissuti e sopravviventi

Un altro anno è finito: chiuso, timbrato, messo nello scatolone insieme ai registri. E alle mie arrabbiature, alle cose non fatte o fatte ma non fatte bene, tentativi ironici di arrivare al cuore delle questioni. Da un certo punto di vista ne usciamo sempre perdenti dall’altro sempre vincenti. Ma forse è meglio non fare inventari: gli inventari sono sempre senza amore. Gli inventari li lascio a profepa sulle macchine del laboratorio 5, ma anche questi sono tristi: anche lì si chiude, anche lì con un po’ di rammarico e di nostalgia, con la sensazione che stiamo subendo qualcosa, invece di costruirlo.

Un fine anno sotto tono per me: come i miei voti, come i rapporti personali che girano intorno all’edificio scolastico, come la mia quinta che arriverà decimata alla prova dell’esame di stato. Se li conosco bene non mi chiederanno, non mi racconteranno niente: forse hanno imparato a non fidarsi. E questa è la cosa forse più triste di questa domenica un po’ grigia di fine anno scolastico in cui la nazionale ha pareggiato quando doveva vincere, in cui la temperatura è la metà di quella che avrebbe dovuto essere, in cui io sono in casa e avrei voluto essere  in giro per il mondo.

Guardate il sorriso del professore in questo video: sembra felice, soddisfatto di avere insegnato allo studente che di lui non deve fidarsi: ma cosa mai possiamo illuderci di avere insegnato a chi non si fida di noi? Neanche una ricetta per i muffins.


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