Il primo scopo del pensiero è la conoscenza (II parte)

Quest’uomo mi sta simpatico (speriamo che non si offenda… si può dire simpatico ad un matematico così famoso?) con quel suo scarso in aritmetica della terza elementare,  con la sua passione per la pittura (sembra che gli piaccia  fare i ritratti e ha provato tutte le tecniche… mica tanto per dire…) E’ bello che parli di  fantasia,  immaginazione, curiosità, desiderio di sapere come vanno realmente le cose, come delle qualità  necessarie per lavorare in matematica. E infine aggiunge che serve una certa umiltà per capire la ragione profonda dei problemi, per fare i passi migliori.

Mi piace il suo modo di raccontare come fa matematica, disorganizzato, senza orari fissi, pensando ed immaginando come stanno le cose, guardando oltre il cammino immediato. Solo quando vede la strada a grande linee, solo allora si mette a tavolino a riempire i dettagli mancanti.«Quando l’ idea prende forma, il tempo non conta-conclude- e si va avanti finché uno non è stanco» E poi, se l’ispirazione non c’è più,  ci si riposa, si va a pescare, magari si passa ad un altro problema.

Ci racconta cos’è la matematica con parole chiare e semplici:«Essa studia la struttura delle relazioni tra oggetti diversi, mentre le altre scienze studiano gli oggetti stessi. Facciamo un esempio semplicissimo: il concetto di funzione, che sovente viene espresso in modo visuale con un grafico. Per l’economista, il medico, per chi si occupa di statistica è essenziale sapere cosa l’ oggetto rappresenti, ma dal punto di vista matematico si tratta soltanto di funzioni, cioè delle relazioni binarie più semplici.»

Una matricola, durante un’incontro con degli universitari, gli chiede: la matematica mi sembra una materia poco umana, che cosa la attrae? Perché ha deciso di spenderci la vita? «All’inizio è arida, è un linguaggio» risponde, aggiungendo che è come imparare a scrivere dal sillabario. All’inizio non è divertente riempire pagine di sillabe. Pian piano però uno scopre i romanzi, le poesie. «Ho dovuto imparare anche interi canti di Dante a memoria» per scoprire che ne valeva la pena. «La matematica è un linguaggio, è il linguaggio della razionalità e della logica. Non è tutto, ma non possiamo fare a meno di questo linguaggio. La strada è dura e faticosa prima di arrivare a un certo livello… ad amarla».

E all’intervistatore che domanda quasi stupiro: Allora la matematica non è tutto?, risponde con sicurezza: «Certamente no. L’ umanità viene prima, con tutti i suoi difetti e problemi. La matematica, con la sua bellezza rigorosa e astratta, è soltanto un bel capitolo che serve a capire e apprezzare meglio le cose meravigliose che ci circondano.» Senza di voi la matematica non sarebbe niente, conclude rivolgendosi alla platea di non matematici che lo ascolta.

Quando gli viene chiesto il rapporto tra la verità matematica, parziale e provvisoria, e il bisogno dell’uomo di una verità come destino, Bombieri sorride quasi scusandosi, comincia a parlare di cosa significhi verità in matematica. E cerca di far capire che non si deve confondere verità con dimostrabilità: esistono teoremi in matematica che sono veri ma non dimostrabili. E poi scende nel particolare di modelli matematici, ipotesi del continuo, scale di infinito. Ma allora non c’e’ una verità assoluta? chiede l’intervistatore. Bombieri è convinto di sì. «Qui si va ad un livello che riguarda la metafisica, la religione», la domanda sulla verità assoluta non può essere sciolta senza ampliare l’orizzonte, come in matematica è necessario che il modello venga ampliato.«La verità scientifica è una cosa che sempre cambia, nel senso che più impariamo, più il nostro concetto di verità cambia. All’inizio, per esempio, si pensava che la Terra fosse piatta, perché se uno non si muove da casa vede un orizzonte piatto. Ma quando ci si comincia a muovere, e s’impara di più, ci si accorge che ci sono delle difficoltà con l’idea di una Terra piatta e allora si pensa che sia rotonda; ma poi non è perfettamente rotonda, e così via. Quindi la conoscenza, la verità scientifica è soggetta a cambiamenti. Quando diventa falsità? Quando uno insiste a non voler accettare quella che è l’evidenza, quando uno si rifiuta di esaminare, di riesaminare quello che sa. A questo punto le cose diventano difficili e la verità sparisce.
Si parla anche della verità in senso assoluto. La mia considerazione personale è che la verità in senso assoluto non la possiamo raggiungere da soli, e quindi c’è un elemento supremo, c’è Dio che viene da noi, che giunge da noi, ci aiuta a comprendere queste cose. Con questa speranza uno va avanti e continua a cercare la verità.»

http://archiviostorico.corriere.it/2002/maggio/28/BOMBIERI_dei_numeri_che_conquistato_co_0_0205285644.shtml

http://www.ilsussidiario.net/articolo.aspx?articolo=18643

http://www.tracce.it/default.asp?id=422&id_n=14797

http://www.unipi.it/ateneo/comunica/cerimonie/honoris/bombieri.htm_cvt.htm

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