Ai colleghi

Ho preparato il compito sulle disequazioni per la mia terza per domani e mi sono accorta che è identico a quelli che davo in seconda pochi anni fa.
Sto ripassando il programma con la mia quinta e vorrei interrogarli per aumentare un po’ gli orribili voti che verrebbero facendo la media aritmetica. mi sono accorta che io sono l’unica in quella stanza che ha queste preoccupazioni.
Evitando le normali lamentazioni del corpo docente, le frasi tipo ‘Prima sì che i ragazzi…’, le accuse ai docenti del biennio,delle medie, delle elementari e della scuola materne, quelle alle famiglie e alla società… pensate che sia una mia impressione o qui la scuola sta collassando?

Pubblicato su ai colleghi. 3 Comments »

3 Risposte to “Ai colleghi”

  1. profepa Says:

    Penso che non sia una tua impressione! Dopo di che, tolte di mezzo le lamentazioni tipiche, cosa posso dirti? Solidarietà? Analisi ( e rimango volutamente sul vago)?

  2. Francesco Says:

    La sensazione che ogni anno le cose vadano peggio ci accomuna tutti, quindi il problema lamentato da tutti gli insegnanti è reale o per dirla come qualcuno di nostra conoscenza…..dunque esiste !!
    Quali le cause ?
    Gli alunni di oggi sono, a mio avviso, più svegli di come lo eravamo noi alla loro età e intelligenti almeno quanto noi, ma a scuola vanno malissimo anzi di più.
    Presi, però, fuori dal contesto scolastico alcuni rivelano delle doti e delle attitudini che mi stupiscono, parlo di successi in campi diversi da quelli scolastici (musica, sport ecc. ), campi in cui bisogna rispettare regole, fare sacrifici e apprendere gli insegnamenti di qualcuno, però a scuola tutta un’altra musica….poco rispetto delle regole e poca attenzione e studio.
    Forse per essere bravo in una cosa occorre crederci, occorre essere motivato e loro nella scuola ci credono poco, nello studio e nei benefici che ne derivano ci credono poco (vogliono tutto e subito)…..ma sbagliano !!!!!
    Una delle cause del loro disinteresse penso sia da ricercare nel linguaggio della scuola, che è rimasto pressapoco lo stesso di quando la frequentavo io, ma ai miei tempi non ci ponevamo tante domande….bisognava studiare e basta, il linguaggio dei media (pochi allora) era quello dei miei prof. quindi la scuola era la società e la società era la scuola.
    Nonostante esistano le mosche bianche come voi che cercano in tutti i modi di arrivare ai loro cuori ai loro cervelli inventandosi blog come questo, parlando la loro lingua e dando l’anima in classe ed anche a casa, dobbiamo ammetterlo che alcuni nostri colleghi……..meglio non approfondire questo pensiero.
    E poi che dire dei vertici ? Stendiamo un velo pietoso…..sempre pronti ad emettere sentenze, ma in classe loro non ci stanno da tempo, troppo tempo.
    Nonostante questa analisi pessimistica io continuo a lottare, cercare nuove strategie ed a credere soprattutto nei ragazzi con i quali alla fine riesco sempre a sorridere e a comunicare (con i numeri non sempre).
    Ai ragazzi però voglio fare un appello:
    non vi fate fregare, cercate di studiare ed anche se talvolta non capite a cosa possa servirvi conoscere il metodo di integrazione per parti o altro…dateci un pò di fiducia lo scoprirete prima o poi (o forse mai ?).

  3. profe3 Says:

    Oddio! … intanto siamo sempre i soliti quattro gatti e questa la dice lunga… poi le cause di tutto ciò sono forse da ricerace in noi adulti: genitori, insegnanti, educatori in genenere. La scuola oggi come oggi è il fanalino di coda fra le agenzie educative, nessuno o quasi, a parte i soliti quattro gatti, ci crede. La cultura del vabhè (siamo alle solite, non so come si scrive…) è dilagante ed è combinata dal troppo e falso amore che noi adulti riversiamo verso i nostri figliinfatti che significa amare? cosa vuol dire volere il bene dei figli e degli allievi? Giustificare sempre tutto e comunque ostentando una falsa comprensione o dire dei sani no che fanno crescere? Ma dire no fa fatica e farli rispettare è ancora più faticoso… e allora…e allora vabhè!
    Così facendo si è perso il senso del limite e il bello di poterlo superare. Credo che non ci sia niente di più appagante che scalare una montagna e trovarsi a godere del panorama in cima alla vetta con la fatica che ti fa venire la “sana fame”, ma se in cima alla montagna ci arrivi in funivia il panorama non ti sembra lo stesso e il panino non ha lo stesso sapore ..e dopo che di montagna ne hai viste tante , perchè con la funivia si fa presto a “consumarle” tutte, non godi più nemmeno del panorama! E allora che fare? occorre costringere i nostri figli ad alzare le “mele” e a fare quella fatica e costringere noi stessi alla fatica dei no, oppure si corre il rischio di “non sentire più niente” come dice Jovanotti.
    E poi ci sono sempre loro, i ragazzi che sono pronti a sorprenderci quando meno ce lo aspettiamo per cui prima o poi….


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