Classe seconda

Qui trovate il test di statistica CON SOLUZIONI.

Aspetto le vostre domande.

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Test di geometria

Cari ragazzi, siete arrivati? Lasciate un segno!

Non vi ho scritto le risposte corrette: aspetto un po’ di domande da parte vostra nei commenti.

Ecco il test enti_geometrici (per cui ringrazio il sito matematicamente.it)

 

 

Un problema facile facile

Mateteca

Susanna e Giulia corrono alla stessa velocità su una pista circolare. Susanna parte prima. Quando Susanna ha percorso 9 giri, Giulia ne ha fatti 3.
Quando Giulia è arrivata a 15 giri, quanti giri ha percorso Susanna?

 Il problema è molto facile, quasi banale…ma può indurre in errore: provate a scrivere la prima soluzione che vi viene in mente!

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Una ne fo (e male) e cento ne penso

Se vi dovessi dire l’attimo in cui questa cosa mi è capitata nelle mani o nella testa avrei qualche problemino. Il fatto è che sulla mia scrivania, oltre ai soliti tre o quattro pacchi di compiti ci sono tre libri di fumetti. Ora non è che io sia appassionata di fumetti: alla parola fumetto associo, nell’ordine Il Corrierino dei Piccoli, Topolino, Il Monello, L’Intrepido, Diabolik. Basta. Qual è il motivo per cui dopo decenni di vita normalmente serena senza fumetti mi ci ritrovo immersa? La colpa è, ovviamente della matematica e della fisica. Ho scoperto che ci sono persone che hanno pensato di scrivere storie legate alla matematica e alla fisica o meglio ai matematici e ai fisici. Lo dicevo sempre  al figlio di una mia amica che fa il fumettista di fare un fumetto sulla matematica ma lui pensava fosse una stupidaggine. E forse anche io.  Fatto sta che lo sto leggendo e mi piace.  Non so dare grandi giudizi sul disegno, conosco pochissimo la vita dei matematici e ,forse, non conosco nemmeno la logica così bene da poter giudicare quello che viene detto: è una storia piacevole, sia nella forma che nel contenuto,  e ti fa venir voglia di continuare a leggere. Vabbé, vado a leggerlo. Voi andate qui se volete saperne di più.

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In questo mare tra il dire e il fare…

Dieci giorni fa ho proposto a due mie classi di leggere un libro insieme: uno di matematica alla quarta e uno di fisica alla quinta. Sì, sì, tutto bene, certo prof, Amazon, sì si risparmia, certo prof, macché uno ogni due, ognuno compra il suo: più o meno la stessa tiritera in ogni classe. In una delle due mi hanno già portato i libri in classe e abbiamo già cominciato a leggerlo insieme, nell’altra l’ha comprato solo una e nessun altro mi sa che ha intenzione di comprarlo. Non c’è niente che mi fa imbestialire di più che sentirmi presa in giro. Vabbé non è la prima e non sarà l’ultima volta. Credo che finirà che ricomprerò io il libro alla poveretta che mi ha dato retta e chiudo lì.  Non mi va di obbligare gli studenti a fare cose che mi sembrano belle e che potremmo non fare. Non le facciamo punto e basta, peggio per loro. E pensare che sono stata a un passo da scrivere all’autore per informarlo che stavamo leggendo il suo libro in classe e chiedergli se aveva un attimo per passare da scuola nostra per presentare il libro, per rispondere alle domande dei ragazzi.

Visto che oggi piove a dirotto ed è già buio da ore e si sta bene davanti al pc con il rumore dei tasti e il ticchettio della tastiera e una tazza di tè al gelsomino vicino ma non troppo, parlerò qui della mia nuova scoperta. Dovete sapere che per me la dicitura fisica delle particelle dice poco o  niente: solo un ricordo di una gocciolina d’olio o di qualche altra cosa che Millikan sparò in non so dove, esperienza che la mia prof di fisica mi fece raccontare come vissuta ( e non mi riesce nemmeno dire le bugie!) all’esame di stato. Poco serio dirà qualcuno, per una prof di matematica e fisica. Tenete conto, però, che ho fatto matematica e mi trovo ad insegnare fisica dopo un bel po’ di anni. Tenete conto anche del fatto che non si può sapere tutto ed infine, che il vero saggio è chi dice di non sapere e così siamo a posto. Comunque, fatto sta che mi sono trovata su web a cercare il Cern per capirne di più e magari per portarci qualche classe (altro mare tra il dire e il fare…) Ecco che nel mio vagare mi sono imbattuta in un blog dal nome strano tenuto da un fisico delle particelle che scrive in modo ironico e leggero anche se, a mio modestissimo parere, in modo mai approssimativo o superficiale. In pochi secondi ho capito due cose: che fa origami e che ha scritto un libro. Amazon era per l’appunto sulla strada e comprare il libro è stato un attimo. E’ carino e divertente, chiaro e rigoroso, senza formule o grafici (potrebbe anche essere un difetto in altre circostanze). Ho pensato che era proprio adatto ai miei studenti: capire cos’è la fisica prima di tutto, quali sono i suoi processi e i suoi metodi, cosa sono (e cosa non sono) le leggi fisiche, e, soprattutto, sentire uno che sa cose difficili e che cerca di spiegarle  con esempi facili alla moglie, alla bimba, agli amici… e magari prendere spunto per quando si troveranno di fronte a frotte di bambini curiosi che chiedono sempre perché.

Ho cercato di trasmettere questo mio entusiasmo alla classe con evidente insuccesso. Non sono una trasmettitrice di entusiasmo. Non potrei mai essere un’imbonitrice di folle. Almeno un rischio evitato.

Mi limito quindi ad inserire il link al blog borborigmi di un fisico renitente (dove troverete adesso un post su Interstellar e in passato tanti post sulla fisica e non)  e alla pagina in cui Marco Delmastro stesso scrive del suo libro Particelle familiari Le avventure della fisica e del bosone di Higgs, con Pulce al seguito

Ecco qui Marco e il suo cane. Mi dispiace un po’  arrivare da lui solo adesso: avrei preferito incontrarlo prima, all’inizio della sua avventura su internet, nel 2006. Meglio tardi che mai.

 

raccontare-la-fisica-con-la-scusa-del-quotidiano-cf2012-review-35-728

 

generazioni di studenti

Sette anni fa abbiamo iniziato a scrivere su questo blog aspettandoci che esso diventasse una piccola piazza in cui incontrarsi con i nostri studenti, una grande opportunità per scambiarsi domande, curiosità, risposte, per allargare lo sguardo o semplicemente per chiarire dubbi e difficoltà. Ci siamo sentite sempre deluse perché i ragazzi hanno sempre fatto una grande fatica a comunicare. Dicevamo: vengono, leggono, prendono e se ne vanno. Ma si vedeva che leggevano: il giorno dopo venivamo con gli esercizi svolti, con gli schemi proposti, commentavano un discorso letto qui.
Ho chiuso ieri tre blog che avevo cercato di iniziare nelle classi negli anni precedenti e in settimana chiuderò quello che ho iniziato quest’anno: pensavo che questo blog, con la sua storia, le varie prof, i compiti degli anni precedenti… li intimidisse. Sbagliato. Il giorno in cui parlavo del blog alla classe avevo così poche visite da poterle contare sulle dita di una mano. E dico visite: non intendo partecipazione, apprezzamenti o cose del genere. Semplici e fugaci visite.
Mentre le case editrici aprono piattaforme per pc (assai fallaci e complicate in verità) in cui gli studenti dovrebbero svolgere gli esercizi e comunicare con i loro insegnanti, gli studenti non ci sono più.
Davanti al pc, intendo. Sette anni fa gli studenti vivevano davanti al pc, quasi soffocati dalla marea di informazioni che avevano davanti, dalla possibilità di fare i compiti insieme a distanza e di poter essere interrotti dal fidanzato americano, e subito dopo vedere l’ultimo video del cantante preferito o il film che si erano persi l’anno scorso. Sette anni fa: più di una generazioni di studenti è passata. I nuovi studenti sono attaccati al proprio cellulare. Non leggono, non guardano, non scrivono. Sbirciano, reagiscano, ripropongono contenuti altrui, mettono in vetrina i loro panni migliori.
Il computer, i miei studenti di prima, non lo accendono mai. Qualcuno ha una casella di posta di cui non si ricorda la pssw usata qualche tempo fa per fare chissà che cosa.
E io, vecchia bacucca, che cerco di parlar con loro tramite il pc. Che ridere. Ieri mi hanno pregati far loro le fotocopie di una esercitazione che avevo messo a disposizione sul blog: sono giorni che chiedevo loro di scaricarla, devo confessare che ieri mi sono arresa ed ho fatto le fotocopie. Il primo giorno di scuola una ragazza sveglia e curiosa di seconda mi fa, atterrita: prof, non userà mica quel coso per darci le cose!?!? Mi sa che se voglio che usino il famoso programmino della famosa casa editrice dovrò farglielo usare da scuola.
E’ così, i ragazzi cambiano alla velocità della luce, non sono né migliori né peggiori di quelli di prima, solo molto diversi. Cambiano molto più dentro di quanto non cambino fuori: la moda cambia solo per finta, tornano le stesse scarpe di tanti anni fa, i capelli da lisci si fanno ricci e poi viceversa, il trucco va e il trucco viene, le gonne si accorciano e si allungano di continuo, l’ombelico si scopre e si ricopre. Dai cambiamenti, quelli veri, non si torna indietro. I nostri ragazzi non saranno mai più come quelli di sette anni fa, così come noi, studenti non saremmo mai più stati, con buona pace dei miei prof, gli studenti di prima del 68.
Adesso la sfida è scoprire dove sono questi nuovi studenti e scoprire qual è la strada per giungere a loro. Magari un gruppo su WhatsApp come hanno tutti dalle elementari ormai su cui mettere le foto dei compiti. Magari. Io per ora sono tornata a far leggere libri e far scrivere sui quaderni.

Ma questo sito funziona?

Mi è arrivata questa mail. Funziona? Diciamo che il sito è ancora aperto, qualcuno ci visita ma non ci sono scambi!

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