Cos’è una classe? Un insieme di persone che sono state messe insieme dentro un’aula. Nella stragrande maggioranza non si conoscono, non condividono passioni, gusti, desideri; non hanno uno scopo comune, non un amore da condividere. Eppure si trovano a contatto di gomito l’uno con l’altro, costretti a condividere l’ossigeno di una stanzetta, la lista delle merende, la noia delle lezioni di matematica. Non si sa niente l’uno dell’altro: la loro storia, i loro difetti, i voti che prendevano a scuola, il libro che leggono la sera prima di addormentarsi, il loro contatto su msn. Non si sa se hanno dei nonni, dei fratelli, se qualche volta piangono, se amano il mare o la montagna, se hanno paura di non piacere agli altri.
E allora che si fa?
Si cerca chi in questa massa ci assomiglia di più, costruiamo alleanze per difenderci, per sentirci forti. Classifichiamo come negativo quello che non rientra nel gruppo che mi sono costruito perchè è normale a 15 anni vedere tutto bianco o nero. Nascondiamo paure, tristezze, dolori perché tutto intorno ci dice di far così. A volte diciamo parole che fanno male solo per non essere feriti.
E dopo un po’ la classe diventa un campo di battaglia.
Ma c’è un’altra, grande, possibilità. Cominciamo a guardarsi l’uno con l’altro come una persona da scoprire, proviamo a condividere, sensazioni, sentimenti, paure, gioie. Scopriamo che c’è un motivo per cui siamo stati messi insiemi: condividere un pezzo di cammino, un pezzo importante, quello in cui da quasi bambini si diventa uomini grandi, capaci di amare, condividere, scegliere. E’ bello scoprire che si può parlare di tutto anche con chi è così diverso da me, è bello scoprire che anche quello che mi sta antipatico può insegnarmi qualcosa. E quando ci si aiuta, per esempio a fare matematica, si diventa più amici, più uniti. Anche se la domenica ognuno esce con i suoi di amici. Anche se quello che sta in quel banco continua a starmi antipatico o non condivido quello che pensa della vita o i suoi gusti musicali.
C’è una possibilità grande in ogni classe.
Io ho visto tante classi e non so come accada che questa possibilità diventi realtà o meno. Ma c’è una classe, una III C del liceo Galileo di una vita fa che mi porto nel cuore, ci sono dei volti che hanno segnato la mia vita. Anche se la sera uscivo con altri amici. Anche se quasi nessuno condivideva il mio pensiero sulla vita. E quei volti li rivedo ogni anno o giù di lì da trent’anni e più. Avremmo potuto fare di più e meglio, accettare le sfide che la scuola, i prof, il mondo ci poneva di fronte in maniera un po’ più intelligente e proficua. Ma a modo nostro l’abbiamo fatto: ci siamo coinvolti l’uno con l’altro, abbiamo condiviso quello che eravamo, abbiamo sofferto le diversità, abbiamo discusso, ci siamo amati e, a volte, un po’ odiati.
Mi piace pensare che ognuno di voi si ritrovi per i prossimi 35 anni con la classe e pensi sempre con gioia a questi anni, a questi volti, a questi rapporti. Non fatevi del male: misurate parole e gesti senza per questo tacere, rispettate il modo di essere dei vostri compagni senza per questo non dir loro quando secondo voi sbagliano, guardate con curiosità quello che vedete di diverso negli altri senza smettere di essere fieri di voi stessi.
Buona avventura!
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