Studiare matematica

Studiare matematica è una roba strana. Studiare matematica è come trovarsi ai piedi di un’altissima e ripida montagna e tentare di raggiungere la cima. Per studiare matematica devi preoccuparti di avere tutto il necessario con te prima di partire: tutte le cose che ti potrebbero servire ben ordinate nello zaino, gli scarponi adeguati ai piedi, gli alimenti per darti forza. Ma non basta: devi aver voglia di farlo, devi aver voglia di faticare, devi avere la curiosità di scoprire dove ti porta il sentiero, non devi aver paura di crepacci o frane, crinali o strade ferrate. Per studiare matematica devi fidarti di chi è passato prima di te: seguire i suoi passi anche se a volte ti annoi e vorresti andare più veloce, anche se vorresti fermarti o passare senza guardare dove metti i piedi. Studiare matematica è penetrare in un posto che non conosci seguendo le orme di qualcuno che ha già fatto il percorso, che ha segnato la strada, che ti mostra le sue scoperte. Studiare matematica è guardare negli occhi il tuo compagno di viaggio per chiedergli se sei sulla strada giusta, a volte vuol dire chiedere a chi è più avanti di te. Studiare matematica è una cosa che puoi fare solo tu, un passo dopo l’altro, per conquistare una cima che non è mai la meta perché dietro ce n’è un’altra e poi un’altra e un’altra ancora. Studiare matematica vuol dire imparare a battere un sentiero andando dietro un sentiero già battuto.

A volte è comodo salire sulla cima con la funivia con le scarpette di cencio. Ma non ti da la stessa soddisfazione, la stessa padronanza del luogo e di te stesso in quel luogo: la capacità di deviare, di trovare nuove strade, di scegliere altre mete dove magari, un giorno far arrivare una funivia.

Studiare matematica è una roba strana: ti fa sentire vivo, ti fa dolere i nuscoli, ti fa sentire uomo, ti fa percepire che puoi affrontare la realtà.

Se potessi, domani, mi iscriverei per la seconda volta a matematica.

Abbracci matematici a tutti.

Il giorno della PROVA INVALSI

Stamani ho avuto modo di vedere le reazioni dei miei studenti di seconda alle prese con le prove invalsi di matematica. C’è chi, dal primo momento, si è arreso e  non ci ha provato, c’è chi, animato da buoni propositi, si è trovato in difficoltà con le domande inusuali e si è difeso dicendo che erano domande difficili. Non so come hanno effettivamente svolto la prova, anche se ho passato il pomeriggio a riportare le risposte su una scheda personale per ogni alunno, perchè ero concentrata su altro: mettere la crocetta sul quadratino giusto con grande professionalità! Sembrava di essere in un girone infernale, diversi colleghi in aula magna, a coppie, con un brusio di fondo: D1 a) Vero, D1 b) Falso….D12 a) Vero, D12 b) falso….D30 C

Ma siamo proprio sicuri che non ci fosse un metodo più semplice?

Almeno organizzare la prova (un agevole fascicolo di 16 pagine) con una griglia in cui ogni studente riportava le proprie risposte?

Senza contare che la stessa procedura è stata applicata anche al questionario di notizie relative allo studente!

Mi sento più frustrata dei miei studenti… :-(

Le facce delle mie alunne

Le mie alunne hanno capelli lunghi e lisci con il ciuffo sulla fronte che sembra finto da quanto è perfetto. Le mie alunne a volte hanno gli occhi tristi sotto il ciuffo perfetto. Le mie alunne hanno sempre uno specchietto nel diario per controllare se l’eyeliner non si sia sciupacchiato un po’. Le mie alunne si levano le scarpe se la mattina piove e si sono bagnate i piedi, mi dicono che hanno le mestruazioni e mi mostrano bustine di antidolorifici che io non ho mai preso, entrano tardi a scuola perché sono fuori a fumare e non sanno che ore sono,  scrivono paginate di TI AMO invece di fare matematica, messaggiano sotto il banco pensando che io non le veda, vanno a ripetizione ma chiacchierano tutta l’ora, salutano dalla finestra i ragazzi della scuola vicina che giocano a calcio. Le mie alunne ridono così forte che se passi dal cortile le senti ridere dal secondo piano. Le mie alunne sono sempre ben vestite, truccate e curate ma se chiedi quanto fa due per tre… tirano ad indovinare e se spieghi le equazioni di I grado fratte ti dicono: ma prof… se facciamo adesso le cose così difficili… cosa faremo in terza e quarta e quinta?

piccolo sfogo grigio di una giornata grigia: sopravvissuti e sopravviventi

Un altro anno è finito: chiuso, timbrato, messo nello scatolone insieme ai registri. E alle mie arrabbiature, alle cose non fatte o fatte ma non fatte bene, tentativi ironici di arrivare al cuore delle questioni. Da un certo punto di vista ne usciamo sempre perdenti dall’altro sempre vincenti. Ma forse è meglio non fare inventari: gli inventari sono sempre senza amore. Gli inventari li lascio a profepa sulle macchine del laboratorio 5, ma anche questi sono tristi: anche lì si chiude, anche lì con un po’ di rammarico e di nostalgia, con la sensazione che stiamo subendo qualcosa, invece di costruirlo.

Un fine anno sotto tono per me: come i miei voti, come i rapporti personali che girano intorno all’edificio scolastico, come la mia quinta che arriverà decimata alla prova dell’esame di stato. Se li conosco bene non mi chiederanno, non mi racconteranno niente: forse hanno imparato a non fidarsi. E questa è la cosa forse più triste di questa domenica un po’ grigia di fine anno scolastico in cui la nazionale ha pareggiato quando doveva vincere, in cui la temperatura è la metà di quella che avrebbe dovuto essere, in cui io sono in casa e avrei voluto essere  in giro per il mondo.

Guardate il sorriso del professore in questo video: sembra felice, soddisfatto di avere insegnato allo studente che di lui non deve fidarsi: ma cosa mai possiamo illuderci di avere insegnato a chi non si fida di noi? Neanche una ricetta per i muffins.


La realtà supera la fantasia?

Quando, diversi anni fa’, seguivo alla tv la preparazione agli esami di maturità classica dell’improbabile studente Lorenzo mi divertivo molto. Il tizio, quinta essenza dell’ignoranza, della cialtroneria, cafonaggine, superficialità, incapacità di autovalutazione ma soprattutto il prototipo di colui che non aveva aperto mai un libro, era molto divertente ma troppo “caricaturale”: niente a che vedere con gli studenti reali! Interrogando alcuni miei studenti, alle soglie dell’esame di stato, mi sembra che il divario sia notevolmente ridotto. :-(
Non è che mi tocca rivalutare Lorenzo che almeno aveva grandi passioni, rigorosamente extrascolastiche, quali “a Roma” , “a musica” e “e modelle?”
Nel video che segue, il nostro studente, è alla vigilia della prova di italiano, alle prese  col toto-titolo…Purtroppo non sono riuscita a scovare niente circa Lorenzo e la mate!

100.000…

Ricordo che nel “celebrare” i primi 10.000 visitatori del blog lamentavo, nel mio modo contorto e non sempre chiarissimo,  la  scarsa adesione ai commenti.  E nel tempo? Abbiamo avuto una crescita costante di visitatori e in parallelo un decremento dei commenti! Che tradotto terra-terra significa: passano, prendono e non si espongono! Ce la faremo  a resistere, profema? :-)

La lezione del professor Rachinsky

Ho trovato su un blog questo quadro del pittore russo Nikolay Bogdanov-Belsky (1868-1945)

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e ne sono stata conquistata.
Mi piace l’atmosfera, la partecipazione dei ragazzi, il loro impegno nella risoluzione del problema proposto dal professore, la vivacità che traspare dai loro occhi, la voglia di misurarsi, il piacere della sfida e molto altro…

che invidia!!!!

La nave sta per raggiungere il porto… ma io dove sono?

Questo è un periodo di chiusura, ognuno si affretta con le sue cose sotto il braccio: compiti, medie, programmi finali. In sala prof è stato allestito un angolo per gli insegnanti delusi, solo per sbattere la testa contro il muro. Quelli perfetti invece hanno già tutto pronto, in cartaceo e su file, proprio come vuole la presidenza. prima ancora che ce lo chieda. Quelli trasparenti si aggirano per i corridoi e la segreteria come se nessuno li vedesse: qualcuno è felice della propria non visibilità, qualcun altro la percepisce come un’offesa. I prof saccenti sparano sentenze su segreteria, presidenza, sindacati, partiti ed anche la Chiesa (che non ci sta mai male). I prof ignoranti si girano dall’altra parte perché non sanno di cosa parlano. I prof giovani sperano di diventare prof di ruolo, quelli vecchi di andarsene in pensione. I prof buoni danno a tutti almeno sei in pagella: quelli cattivi hanno la maggioranza di insufficienze. I prof che non vogliono beghe fanno i prof buoni, i prof che non ce la fanno a dare a tutti la sufficienza fanno i prof cattivi. I prof amati dai ragazzi fanno loro grandi sorrisi, i prof che i ragazzi non sopportano si arrabbiano perché i ragazzi non si impegnano. I prof che non sanno adeguarsi chiedono chiarezza, quelli più elastici si sono abituati all’oscurità.

Tante parole, tanti sospiri.

Sembra impossibile fare la cosa giusta: tutto si contorce e si attorciglia in spirali imperfette.

Ma alla fine troveremo il bandolo della matassa: proveremo a fare la cosa più giusta per loro e sicuramente faremo una cosa che ci sembrerà sensata e ragionevole.

E saremo pronti a settembre a ripartire. Per una nuova avventura.

Le mancheremo?

Questa la domanda che la mia seconda mi ha posto alla vigilia della partenza per la gita.  Cinque giorni passano velocissimi però mi siete venuti in mente e leggendo questo problemino ho subito pensato a  voi!    Bentornati!  La soluzione è legata agli ultimi argomenti svolti prima della gita… insomma, una vita fa’!       :-)

“In un’ azienda ci sono 102 dipendenti, operai e impiegati. Se si tolgono i 3/4 di impiegati e i 2/7 di operai, il numero degli operai diventa doppio di quello degli impiegati. Quanti operai ci sono nell’ azienda?”.

 P.S. : Si tratta di un esercizio assegnato al compito d’esame di Economia Politica del primo anno di Economia a Palermo.

   

Interessante riflessione sui corsi di recupero

Cari colleghi e cari studenti ho trovato molto interessante questo articolo scritto sulla stampa dall’insegnante e scrittrice Paola Mastrocola.
Leggi

Il dibattito è aperto !

Un post per i miei studenti di quinta

Devo confessare che ci sono rimasta malissimo dell’atteggiamento della classe  lunedì scorso. Non mi fa paura una parola di troppo dettata dall’ira, non mi da fastidio la voce grossa di uno studente che ha fatto male un’interrogazione e si arrabbia, mi danno fastidio i borbottii che restano nascosti ed emergono solo nei momenti in cui fa comodo, mi da fastidio la sensazione che uno voglia nascondersi dietro le spalle di qualcun altro e  non voglia assumersi la responsabilità di quello che si dice o si vuol dire alla prof o a qualunque altro. Mi ferisce quando si parla senza mettersi in gioco, senza serenità, sempre sulla difensiva (come vi ho sempre detto) o sull’offensiva (come è stato lunedì). Mi sembrava di essere sempre stata chiara e sincera con voi e speravo che voi avreste fatto lo stesso con me. Avevo creduto di avervi mostrato che ogni mio gesto o parola era per aiutarvi, anche se a volte non era quello che voi volevate sentirvi dire. E questo lo sapevo. Ma speravo che avreste accettato di fare un percorso insieme a me, anche e soprattutto nel vostro interesse.

Non sono riuscita a riprendere il discorso in classe, perché il discorso si riprende per chiarirlo, perché si suppone che da entrambe le parti ci sia volontà di mettersi in gioco. Io credo che la mia posizione sia chiara anche ai vostri occhi e ho paura che voi non vogliate smuovervi di un millimetro. Come vi ho già detto in presenza della preside, io credo di aver fatto tutto quello che penso di dover fare e che so fare per aiutarvi. Con questo, se vi viene in mente qualsiasi altra cosa ditemela.  Certo non può essere rispiegare la lezione del giorno in cui eravate assenti, visto che ogni giorno ci sono un buon numero di assenti: ma davvero non vi viene in mente che dovete aprire il libro, alzare il telefono o utilizzare msn… insomma quello che volete ma che quando siete assenti dovete fare per primi qualcosa voi? E poi si parla di spiegare quello che non avete capito…  E non vi viene in mente che se non capite quando spiego sia colpa vostra?  Perché magari eravate assenti all’ultima lezione, perché non avete fatto i compiti come dovevate, perché non avete chiesto prima i singoli dubbi… perché non avete imparato i termini specifici e le definizioni al momento giusto… perché quando vi pare di aver capito poi non studiate… Non pensate che io non mi metta in gioco: io mi chiedo subito se quello che sto facendo in quella o in questa classe sia la cosa più opportuna: me lo sono chiesto, ho provato a fare diversamente, ho percorso varie strade… perciò tutto quello che la preside diceva era già fatto, ricordate?

Adesso credo che sia giunto il momento in cui ciascuno si prenda la responsabilità delle cose che afferma e soprattutto delle proprie azioni. Occorre guardarci in faccia e decidere se affrontare questi mesi di scuola e l’esame finale stando dalla stessa parte o come nemici: io, per quanto mi riguarda, ho già deciso e ve l’ho detto ancora prima di lunedì. Certo questo non può voler dire che vi do a tutti 8. come non vuol dire che se decidete di vivere tutto questo in opposizione con me vi darò a tutti 4. Credo che il criterio di valutazione resti proprio lo stesso. Sono troppo vecchia per farmi influenzare dai sentimenti. Ma cambieranno le vostre conoscenze e le vostre abilità.

Attendo adesso la vostra risposta. Non quella della classe ma quella di ciascuno di voi singolarmente. Io vi chiedo la presenza alle ore di lezione, lo studio personale, la regolarità nello svolgimento degli esercizi, l’eventuale richiesta di aiuto al momento opportuno, non il giorno prima del compito, e su questioni precise. Queste cose ve le ho sempre dette e in qualche modo, mi sembrerebbe, soprattutto in quinta, inutile dirle.

In più, vi chiedo di inviarmi una mail all’indirizzo di posta che conoscete, o cliccando sulla pagina scrivi a profema, per spiegarmi che cosa vorreste da me che non vi ho dato, per raccontarmi cosa avreste potuto fare e non avete fatto.

Una parte di me dice che tutto questo è inutile. Ma io non le do retta e ci provo comunque. Perché voglio darvi e darmi un’altra possibilità per vivere in maniera serena e proficua questo pezzetto di vita insieme.

Prof.ssa Marlazzi

Dedicato a…

In un articolo di didattica della matematica (http://www.amolamatematica.it/curiosita/tesina.pdf) ho trovato un’ immagine molto carina…

Dedicata a quegli studenti che

  • seguono le lezioni come automi
  • copiano dalla lavagna come ipnotizzati
  • aspettano il compito in classe per farsi venire i dubbi
  • aspettano che tu corregga gli esercizi per prepararsi ad un’altra materia
  • pensano che, prima o poi, se ascoltano passivamente, i contenuti diventeranno familiari
  • ecc. ecc.

La lista potrebbe continuare a lungo…ognuno potrebbe aggiungere qualcosa, vero?    :-)

Trasmissione delle conoscenze:  

immagine1

parla con le prof

Lo so che già vi sembra di vederci troppo. So anche che di parlarci proprio non ne sentite il bisogno. Lo so che avete già mille chat e milioni di persone con cui chattare. Ma io sono molto fiera di questa ‘cosetta’ che ho messo a lato, qui a destra.

In realtà non ho capito bene come funziona ma se qualcuno mi da una mano vediamo se ci è utile e ci piace oppure la togliamo.

Quando vedete che profema è online voi potete parlare con lei. E’ un’occasione irripetibile per dirle tutte quelle cose che di solito non si riescono a dire alle prof guardandole in faccia: “Ma quanto è brava, prof…”, “Lei è simpatica, intelligente e la stimo moltissimo…”. Insomma cose così. Oppure domande intelligenti come “Interroga domani?” o meglio ancora “Può spostare il compito di lunedì?”

Uno dei più bravi con il pc mi ha inviato un laconico “Prof, non so come funziona questa chat” Neanche io altrimenti non avrei chiesto a te, no?

Adesso vi spiego:

1) Se profema è on line possiamo parlare insieme. Se non lo è, leggerò il vostro messaggio quando accendo il pc.

2) Scrivete un vostro nome o nick o quello che volete nella parte più in basso, quella grigia: edit nickname.

3) Scrivete il vostro messaggio nella parte bianca subito sopra: type here e, se sono on line, probabilmente vi risponderò.

Questo è quello che ho capito per ora. L’utilità è che non c’è bisogno di scambiarci account o di essere iscritti alla stessa chat.

Si può fare anche una conversazione in più persone ma per oggi basta. Forse avanza.

Area di progetto

Nelle quinte della nostra scuola è stata proposta come area di progetto comune a tutte le quinte, la costruzione di un sito del tipo studenti’nome della scuola’.it. Sono incappata in questo sito e suppongo che ce ne siano a centinaia di siti simili. Andrò in cerca.

Ho delle perplessità sulle modalità di svolgimento, sulla partecipazione di ciascuna classe etc etc.
Se qualcuno che passa di qui per caso o per ventura, potesse aiutarmi a fare un passo avanti, gliene sarei molto grata.

Il cappello della strega

Stamani miei studenti, durante l’ora di matematica, stavano pensando solo alle feste di Halloween …

A loro dedico questa superficie di rotazione: la pseudosfera, a suo tempo (fine 800) detta  “cuffia della nonna”

I miei studenti di terza

Piano piano le loro facce si fanno familiari. Quando entro in classe mi sento sempre più a casa. Chissà se loro hanno cominciato a capire come sono fatta… chissà se riescono a perdonarmi il modo di fare spesso brusco. Come quando mi hanno detto che non avevano fatto i sistemi di secondo grado: “Non è possibile!” ho sbottato un po’ nervosetta… ” Non posso crederci che la vostra profe non li abbia fatti!” E invece è proprio così… Questo post è per scusarmi con loro. Se qualcuno, per caso, passasse di qui.

Per ripassare invece le equazioni di secondo grado andate qui.

Il bernoccolo della matematica

Per “andare bene ” a matematica occorre essere portati per questa materia o, chiunque può riuscire, purchè sia consapevole dei suoi punti di forza e di debolezza?

  

Per cercare una risposta, nell’anno 2000-2001, all’interno di un progetto per le classi prime, abbiamo proposto un Questionario a tutti gli studenti di tali classi ed elaborato i dati raccolti.  Ne è nata così una presentazione in Power Point,  Mate si può, che fu oggetto di discussione con gli studenti coinvolti nel progetto e con le loro famiglie.

Saremo felici di accogliere ogni vostra critica o spunto di riflessione.

Pausa di riflessione

Mi piace questo blog.

Mi piace l’idea di avere un posto dove scrivere, quando trovo qualcosa di interessante sulla matematica, mi piace pensare che quando uno ha qualcosa da chiedere possa farlo anche da casa, mi piace darvi l’opportunità di parlare con gli insegnanti e tra voi, mi piace pensare che il vostro materiale di quest’anno potrà servire agli studenti che verranno.

Scrivo questo post di getto,  non  ne ho parlato nemmeno con profepa… Veramente ci penso da giorni a cosa farne di questo ‘luogo virtuale’…

Gettarlo? Ci vuole un niente… un click…

Abbandonarlo e farlo morire di stenti? Non mi piace… sono per le cose drastiche…

Riprenderlo in mano e cercare di farlo rivivere? Questo mi piace ma… per chi? Forse solo per me… Eppure le visite ci sono… alcuni studenti vengono in classe con il materiale preso da qui…

Butto là delle idee che mi passano per la testa come una sorta di brain storming solitario. Spero che qualcuno passi di qui e mi risponda, altrimenti, sarà più facile prendere la decisione più giusta.

Io lo vedo come:

un luogo dove mettere e trovare materiale: giochi, esercizi, appunti, link, brani, storie e storia;

un luogo dove chiedere e dare aiuto: non mi riesce questo mi spieghi quest’altro etc;

un luogo dove parlare di quello che succede in classe e nel mondo perchè no… magari fare dei post solo di classe, privati, inaccessibili agli altri.

Avete qualche altra idea?

Che ne pensate? E’ chiaro che il due e il tre senza di voi non esistono.

Profema che resta in attesa di vostre notizie.

Scusate l’assenza

Sono giornate un po’ piene…non ho trovato un quesito da sottoporvi che mi piacesse e poi è Natale quindi niente compiti :)

Buon Natale a tutti :)

Francesco

Il linguaggio della matematica

Tutti sappiamo che la matematica ha un suo linguaggio specifico. Però molti di voi dicono che un numero è brutto per dire che non è intero, che è pari per dire che è intero, che è più grande di un altro per dire che è maggiore. Invece di dire che avete trovato una soluzione dell’equazione dite che avete trovato il risultato. La parola funzione non sapete ancora cosa significhi… nonostante le pressanti richieste. Giochiamo a scrivere nei commenti tutti i termini matematici che conosciamo: anzi, restringiamo il campo d’azione: come può essere un numero? In altre parole, scriviamo tutti gli aggettivi che si possono attribuire al termine numero (e che abbiano un significato matematico).

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