Correggendo i compiti oggi pensavo a come è importante chiamare le cose con il loro nome. Se un monomio è chiamato monomio ed un’altra cosa molto simile apparentemente è chiamata polinomio un motivo ci sarà: se io li confondo allora applico la regola che ho imparato per i monomi ai polinomi e vicieversa. Per forza.
Se penso che alla fine moltiplicazione e addizione siano più o meno la stessa cosa probabilmente mi ritroverò, prima o poi, a dire che che 2 per 3 fa 5.
Il segno meno davanti ai numeri? Una sottigliezza inutile.
Le parentesi? Cappottini per riparare dalle correnti che dopo un paio di passaggi si tolgono. Come se stessero arrivando i primi caldi.
I quadretti nei quaderni a quadretti? Una noia mortale: io scrivo su, giù e dove mi pare… poi i numeri andranno da soli al loro posto. E così un quarto diventa quattro e due alla terza ventitre.
Il quadrato di un monomio lo abbiamo spiegato in classe: profe, posso saltare il passagio? profe, devo proprio dire che proprietà applico? profe, io lo sapevo già fare dalle medie! Bene, benissimo: tutti bravi. E al compito fate il quadrato di una somma di due monomi simili come se fosse il quadrato di un monomio… embè?! si assomigliano molto però. Ma se il prodotto non è come una somma, se le proprietà dell’uno non sono necessariamente le proprietà dell’altro, se il monomio non è un polinomio probabilmente è perchè sono diversi, fanno cose diverse, dobbiamo trattarli in modo diverso.
Come se confondessimo un cane con un tavolo. E soprappensiero portassimo il tavolo a fare i suoi bisognini a giro con un guinzaglio.
